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Tabella taglie per il consiglio automatico: come prepararla (CSV, categorie, scarpe)
Il consiglio taglia vale quanto la tabella che gli dai. Il formato CSV, una tabella per categoria di capo, i pantaloni in numeri, le scarpe con la lunghezza del piede, adulti e bambini nello stesso catalogo.
Come ragiona il consiglio taglia
Cabina non sa cosa vuol dire «M», e non deve saperlo. Quando consiglia una taglia confronta le misure della persona — altezza, busto, vita, fianchi, stimate dalla foto o inserite a mano — con i range in centimetri che hai dichiarato tu per ogni riga della tabella, e sceglie la riga in cui rientrano. Se le misure cadono fra due righe, lo dice: «Tra M e L — consigliamo L», con una percentuale di affidabilità.
Da qui la regola che governa tutto il resto: l’etichetta è libera, il range è la sostanza. «34», «40», «8 anni», «XL» sono solo nomi; l’ordine delle taglie lo danno i centimetri, dal più piccolo al più grande. Non esiste una scala europea o americana cablata da qualche parte: la tua tabella è l’unica verità, ed è per questo che va preparata bene.
Il formato CSV
Una tabella è un file CSV con nove colonne, in quest’ordine: size, height_min, height_max, bust_min, bust_max, waist_min, waist_max, hips_min, hips_max. Le misure del corpo sono in centimetri interi. Una riga per taglia, per esempio: S,160,168,84,92,66,72,90,96.
- Una colonna che non ti serve resta a 0. Per i pantaloni l’altezza e il busto possono non contare: metti 0 e 0, e quella dimensione viene ignorata nel confronto.
- Il nome della taglia è testo, fino a 20 caratteri: numeri, lettere, «4 anni», «38½».
- I range devono avere senso: il minimo non può superare il massimo, e righe che si sovrappongono troppo rendono il consiglio incerto.
Il file si carica dalla dashboard, dove trovi anche l’inserimento manuale riga per riga. Chi preferisce l’automazione ha le stesse tabelle nelle API REST e nel server MCP.
Una tabella per ogni categoria di capo
Il punto che più spesso sfugge: una maglia e un pantalone non si misurano allo stesso modo, e in Europa non si chiamano nemmeno allo stesso modo. La maglia è S, M, L; il pantalone è 40, 42, 44; la scarpa è 38, 39, 40. Se hai una tabella sola, il cliente che prova un pantalone si vede consigliare «M» — un’etichetta che nel selettore della scheda non esiste.
Per questo ogni tabella dichiara per quale capo vale: parte sopra, pantaloni e gonne, abiti, capispalla, scarpe — oppure qualsiasi capo. Cabina riconosce da sola la categoria del capo nella scheda (lo fa già per generare la prova) e usa la tabella giusta. Un capospalla senza tabella propria ricade su quella della parte sopra; se non trova niente di specifico usa la tabella generica.
In pratica: una tabella con le taglie in numeri per i pantaloni, con vita e fianchi dichiarati, e il consiglio dirà «42», che è esattamente ciò che il cliente può selezionare.
Adulti e bambini nello stesso catalogo
Se vendi anche per bambini, non serve un negozio a parte: carichi due tabelle della stessa categoria — pantaloni adulto 40–52 con altezze 160–195, pantaloni bambino «4 anni»–«14 anni» con altezze 100–160. Fra più tabelle candidate decidono le misure della persona, non l’ordine di caricamento: chi è alto 130 cm cade nella seconda, chi è alto 175 nella prima.
Vale anche per due marchi con vestibilità diverse: due tabelle, e vince quella in cui le misure rientrano meglio.
Le scarpe: la lunghezza del piede
Per le calzature altezza e busto non dicono niente. La tabella scarpe usa due colonne in più, opzionali: foot_min e foot_max, la lunghezza del piede in centimetri, con i decimali. Una riga vale per esempio: 42,0,0,0,0,0,0,0,0,26.5,27.1 — tutte le misure del corpo a 0, e solo il piede dichiarato.
Quando il capo nella scheda è una scarpa, la cabina chiede al cliente la lunghezza del piede; se la lascia vuota, la stima dall’altezza e la tratta come misura stimata, con un’affidabilità più bassa. Si misura in un minuto: piede a terra contro un muro, e un righello dal muro alla punta dell’alluce.
Cosa vede il cliente
Nel risultato compare la taglia consigliata con la sua affidabilità, e — dove la scheda ha un selettore riconoscibile — quella taglia viene preselezionata: l’«Aggiungi al carrello» dopo la prova parte già con la variante giusta, senza che il cliente la riapplichi a mano. Se la tabella non copre le sue misure, il consiglio non compare: meglio nessun consiglio che uno sbagliato.
Il consiglio dipende da misure che il cliente può correggere: per questo il modulo delle misure resta sempre a portata di mano. Come il consiglio riduce i resi lo raccontiamo in Ridurre i resi: la taglia sbagliata e come evitarla.
La checklist prima di caricare
- Nove colonne nell’ordine giusto, misure in centimetri interi (decimali solo per il piede).
- Una tabella per categoria: sopra, pantaloni, abiti, capispalla, scarpe.
- Pantaloni e scarpe con le etichette in numeri, come nel selettore della scheda.
- Le dimensioni che non contano a 0, non inventate.
- Adulti e bambini in due tabelle della stessa categoria.
- Una prova con il piano gratuito su un capo per categoria, per vedere che il consiglio compaia e sia selezionabile.
